Emanuela Bussolati illustratrice, sceneggiatrice e progettista di collane e prodotti editoriali, racconta la sua esperienza a La Grande Fabbrica delle Parole con i bambini della scuola elementare Maria Consolatrice di Milano.

Gruppetto di bimbi eccitati per l'uscita inconsueta. Li sento ridere e spintonarsi mentre si sistemano sul tappetone. Ma lo sanno a che gioco giocheranno? Sì: Alla fabbrica delle parole. E sono solo in seconda elementare.

Un po' di teatro li conquista subito: la voce dell'editore, "entità" nascosta, la voce dell'"autore", personaggio (io) che li aiuterà a inventare una storia in meno di un'ora.

Pronti via: escludere gli stereotipi non è facile ma è indispensabile per trovare un personaggio originale. forse anche un dinosauro è un po' uno stereotipo ma viene votato a grande unanimità, da maschi e femmine. Quindi mi tocca una storia che parte da un dinosauro. Peggio: parte da un dinosauro velocissimo, campione di calcio.

Che scommessa, che sfida, che brividi.

I bambini si divertono, io rammendo toppe dell'assurdo.

Ma ce la facciamo. Perfino a inserire un antagonista con il suo animale magico. Siamo (io e i bambini) degni di Propp!

Sotto la regia vivace e attenta ai tempi del team della Fabbrica delle parole, consegnamo all'editore il lavoro, comprensivo di illustrazioni... vulcaniche. E' sempre così, anche nella professione "vera": adrenalina e scatto finale.

Attendendo la stampa leggo ai bambini Tararì tararera. Con un po' di dubbi, perché questo mio libro è nato per bambini più piccoli dei "grandoni" di seconda elementare. Invece...

Grande successo. Dopo avere tanto faticato a trovare le parole della "nostra" storia, l'idea che si possa pubblicare un libro vero, stampato da un vero editore, venduto in una vera libreria, scritto con parole inventate, li solluchera.

E loro sollucherano la mia vanità di autrice.