Luciano lavora per CSE-Crescendo dove, secondo le sue parole, “ci occupiamo, con gli adulti nelle aziende, di riuscire a fare ciò che facciamo più facilmente con i bambini al laboratorio: aiutarli a dar voce e corpo alla fantasia”. È volontario del laboratorio di scrittura e ci ha
raccontato come è stato il suo arrivo.   

Sono… uno che una bella giornata di sole è andato in questo posto: La Grande Fabbrica delle Parole. Un posto come tanti, niente di particolare. Poi sono arrivati i bambini, sovrastati dalle loro maestre, per altezza e altro. Incuriositi, timorosi, con l’esuberanza tenuta a stento stretta tra le loro manine che tenevano tra loro per farsi coraggio. Hanno preso posto, titubanti, poi hanno iniziato a camminare con noi, a toccare le meraviglie delle parole, dei racconti, a giocarci. E il gioco l’hanno capito subito: personaggi piccoli e maestosi, colori fantasmagorici e tetri, sentimenti piccoli e grandi, drammi profondi e gioie celestiali, insomma una cascata di emozioni che noi, gli adulti lì, nemmeno sognavamo. E poi gli sguardi un po’ persi di chi la nostra meravigliosa lingua ancora non la parlava ma voleva in ogni caso essere parte di questa magia collettiva, i sorrisi nervosi di chi non trovava la parola giusta ma poi, sbloccatosi, sorprendeva tutti. E i disegni, colorati, stilizzati, arguti, semplicemente intelligenti che aggiungevano ancora più dimensioni a quello che loro avevano scritto. E noi a guardaci in faccia sorprendendoci di questi tanti piccoli vulcani in eruzione per… aver solo mostrato il giardino del racconto.
E poi… che volete che vi dica di più? Il resto non conta. Dicevo, sono uno… che poi ci è ritornato”.