A La Grande Fabbrica delle Parole i bambini dai 6 anni in su scoprono che i libri sono spazi bellissimi da abitare, accoglienti per i loro pensieri e per le loro emozioni, e che leggendoli si semina futuro. Prendono in mano le storie e le fanno proprie, scoprono che dietro a ogni libro c’è uno scrittore in carne ed ossa, con cui si può parlare degli ingredienti segreti che fanno buone le storie. Ma quando nasce l’amore per i libri?   

Abbiamo deciso di indagare il territorio delle letture da zero a tre anniOgni mercoledì ve lo racconterà una persona che l’ha esplorato per davvero. A ogni articolo seguiranno due consigli pratici e dei suggerimenti di lettura. Ad aprire la rubrica, Elena Parasiliti

Quando ha letto il suo primo libro Tommaso era ancora nella pancia. Aveva suppergiù 5 mesi e io avevo finito di raccontargli la storia della nostra famiglia. Approfittando dei nostri viaggi in tram, delle passeggiate e della sala d’aspetto del ginecologo gli avevo descritto tutto: la sua casa, me e suo padre, le caratteristiche dei suoi nonni e antenati. Sapeva dove e con chi lavoravo, conosceva i nomi dei nostri amici e vicini di casa, poteva immaginare la Milano che ogni giorno attraversavamo e le piante che la sera annaffiavamo in terrazzo.

E’ difficile a credersi ma un bel giorno sono rimasta senza parole. Le storie che io, suo piccolo osservatorio sul mondo, potevo offrirgli, in un certo senso, finivano lì. Eppure c’era ancora tanto da scoprire e da dire, e tutto il tempo per arrivare “preparati”. La mia paura più grande era, infatti, proprio questa: che una volta uscito da quel paradiso in cui era immerso, dove non esiste fame, né freddo, dove ogni desiderio viene esaudito prima  ancora di essere percepito,  si trovasse spaesato. Come un astronauta senza stelle.
Così, insieme, siamo andati a caccia di storie. Le abbiamo trovate racchiuse in minuscole filastrocche lette  a voce alta, in albi illustrati di poche parole.

“Nel mondo ci sono… bestioline che zampettano, volano, pizzicano e strisciano, persone molto vecchie che ridono e si divertono, bambini che giocano con barattoli di latta e altri che fanno la guerra, alberi che danzano e musiche che fanno diventare allegre le giornate tristi, fabbriche che sputano veleni, malati che piangono e notti misteriose che fanno un po’ paura. Ci sono milioni di altre miserie e milioni di altre meraviglie… E ci sei tu” (Benoit Marchon e Robin | Nel mondo ci sono, Edt) .

Immagine articolo libri

Non c’è che dire, in nove mesi ne abbiamo collezionate di storie: una valigia piena. Pronta per essere usata.
Quello che non potevo immaginare era “quando”. Pensavo a sei mesi, magari un anno, quando Tommaso avrebbe “capito”. Ma il momento giusto è arrivato molto prima ed è stato il mio bambino a dettare i tempi. Si è fatto capire – non come ora che a 15 mesi prende il libro che desidera leggere dalla sua libreria personale e te lo porta – ma piangendo. Aveva tre settimane e un pianto inconsolabile:  arrivava puntuale alle sei di sera e più che le coliche mi sembrava di leggervi dentro un senso di nostalgia, il dolore per un paradiso perduto. Di fronte al nostro comune smarrimento, che faceva gridare lui e zittiva me, il gesto più naturale è stato leggergli un libro. Lui sdraiato nel suo nido, io lì vicina vicina.

“Tararì tararera… sesa terù di Piripù: Piripù Pà, Piripù Mà, Piripù Sò, Piripù Bé e Piripù Bibi.
Piripù Pà, Piripù Mà, Piripù Sò, Piripù Bé su sero gnamgnam. Piripù Bibi no-no-no: sesa ino ino ino!” (E. Bussolati | Tararì tararera, Carthusia).

Una, due pagine, poi qualcuna in più. E poi tutto, anche più volte al giorno. Il nostro rito: essenziale da subito, come la tetta, come la nanna al calduccio nella fascia, come il bagnetto “splash splash”. Per il piacere di stare insieme e per affrontare i momenti “critici”: i viaggi più lunghi, l’inizio delle pappe, i ritorni dopo i primi distacchi. Che sia la storia di un uovo che diventa gallina (Ramadier & Bourgeau | Ecco un uovo, Babalibri) o quella di un orso che si crede una giraffa nella savana lontana (N. Gouny | Geronimo, Amedeo e le giraffe, Terre di mezzo Editore) alla fine poco importa, tra quelle pagine io e Tommaso troviamo sempre la cosa più importante: il “nostro” mondo. Fatto di suoni inventati, melodie fischiettate, Bubolo Mà e Bubolo Bibì. Storie segrete e preziose che entrambi raccontiamo. Ciascuno a modo proprio.

Consigli pratici:

1) Non abbiate paura di leggere a voce alta e inventare voci, versi e rumori. Chi vi ascolta – il vostro piccolo – ama i particolari. E non si stanca mai di ascoltarvi.
2) Nei momenti di crisi (ebbene sì anche i vostri) leggere insieme è più che un passatempo.
È un antidoto alle coliche, alla noia, alla paura di separarsi, alle difficoltà di ogni primo passo (la pappa, il nido, etc.)

Consigli di lettura:

Benoit Marchon e Robin | Nel mondo ci sono, Edt

Ramadier & Bourgeau | Ecco un uovo, Babalibri

E. Bussolati | Tararì tararera, Carthusia

N. Gouny | Geronimo, Amedeo e le giraffe, Terre di mezzo Editore

Elena ParasilitiElena Parasiliti ha diretto Terre di mezzo – Street magazine per cinque anni, occupandosi di immigrazione, disabilità, stili di vita alternativi. È stata la più giovane direttrice di giornale in Italia. Oggi è responsabile dei progetti culturali di Terre di mezzo. Ha scritto Ti chiamo per nome, un libro che racconta il difficile percorso del perdono, ed è mamma di Tommaso, un anno e quattro mesi, a cui legge libri da prima ancora che nascesse

 

 

 

L’illustrazione nel testo è di Alessandra Vitelli, ed è presa da qui