“Vi mando un piccolo racconto su cosa sia La Grande Fabbrica delle Parole a casa nostra. Come ben sapete, la Grande Fabbrica ormai è un affare di famiglia, perciò anche se il testo è opera mia, la voce è quella dei piccoli di casa, che hanno letto e approvato all’unanimità, autorizzandomi a inviarlo”.

Da quattro anni Cristina lavora come volontaria con i bambini della Grande Fabbrica delle Parole. Poi torna a casa, e racconta ai suoi bimbi le storie inventate quel giorno.

Sette e venti, suona la sveglia. Sarebbe bello restare nel letto altri cinque minuti, ma niente da fare. La settimana è appena iniziata, c’è la scuola e bisogna alzarsi.

Tra poco la mamma verrà a chiamarci.

Eccola che arriva. Ci avverte, oggi è martedì, non bisogna perdere tempo. Il martedì è il giorno della Fabbrica e lei non vuole fare tardi. Non è una fabbrica qualunque quella dove va lei, è la Grande Fabbrica delle Parole, noi lo sappiamo e ci diamo da fare, ma le strappiamo una promessa: quando verrà a riprenderci all’uscita da scuola, dovrà raccontarci tutto. Che classe era? Quanti anni avevano i bambini? E quanti erano? Ma soprattutto, la storia! Chi era il protagonista e dove viveva? Qual era il suo desiderio?

A volte ci sorprende, come quella volta che il personaggio principale era un orsetto gommoso, e mentre lei ci spiegava la storia con le avventure di quello strano animaletto, noi continuavamo a chiederci come fosse il bambino a cui era venuta in mente un’idea così originale. Possibile che fosse proprio come noi, un bambino delle elementari? Lei dice di sì, e noi pensiamo che sarebbe bellissimo poterlo conoscere o almeno sapere qualcosa in più su di lui. Come quella volta che al laboratorio ha partecipato un bambino che voleva riempire il foglio di disegni e parole, ma non andava molto d’accordo con matite e pennarelli colorati, così noi abbiamo dato alla mamma i nostri timbri da portare alla fabbrica proprio per lui, per aiutarlo a raccontare la sua storia. Noi non c’eravamo al laboratorio, ma abbiamo visto una foto del suo lavoro e il laboratorio è arrivato in casa nostra. E’ stato bellissimo, era come se su quel foglio ci fosse un pezzettino di noi e ci siamo sentiti utili. Eravamo felici.

Alla fabbrica succedono sempre cose nuove e arrivano bambini diversi, non c’è mai una classe uguale a un’altra, e la mamma ogni volta impara qualcosa. Un giorno per esempio ci ha salutato dicendo che avrebbero scoperto come rendere il laboratorio ancora più aperto a tutti i bambini, ma proprio tutti, anche quelli che le parole non le sentono bene come noi, ma vogliono raccontare comunque la loro storia. Quando è tornata, abbiamo capito che le era piaciuto un sacco. Si doveva essere divertita soprattutto quando hanno provato a parlare con la lingua dei segni. Ci ha fatto vedere qualche parola in LIS e abbiamo voluto provare anche noi. Non è stato difficile, ci siamo riusciti subito! E’ finita così che la mattina dopo ci siamo dati il buongiorno allargando le mani davanti al viso e la sera abbiamo chiuso gli occhi dopo aver abbassato le mani nell’altro senso.

Magari potremmo imparare qualche altra parola e insegnarla ai nostri amici…

Firmato: Arianna, Carlo e la loro mamma Cristina.

Cri S.