BASTA LAVORARE!
Matteo  – Tommaso  – Davide 

Tanto tempo fa in Lombardia, in una grande fattoria, c’erano tanti asini che non smettevano mai di lavorare. I lavori dei poveri asinelli erano due:
il primo, molto faticoso, che era portare sacchi di sabbia e sassi, il secondo invece era di far girare le pale del mulino con una corda attaccata al collo, per far sì che il grano diventasse farina.
Ad un certo punto un’asina di nome Carlotta urlò con tutte le sue forze per avvertire tutti gli asini della Lombardia di iniziare a far girare le loro orecchie come pale eoliche per volare e scappare dallo sfruttamento.
Carlotta era la più piccola e la più intelligente fra tutti gli asini, ed era l’unica che escogitava un piano per scappare dal lavoro. Carlotta al comando degli asini disse:
-Voliamo via tutti insieme verso la libertà…
Sorvolarono tutta l’Italia e decisero di fermarsi in Basilicata, dove fitti boschi li attendevano per rinfrescarli e per far loro trascorrere giornate serene.
Così vissero felici e contenti di non lavorare più.

Commento dell’editore:

Se siete alla ricerca di un pamphlet politico su come salvarsi dallo sfruttamento e fare la rivoluzione, dovete leggere “BASTA LAVORARE!”. Ve lo insegnerà la piccola asina Carlotta, che stravolgerà le sorti di tutti i muli della Lombardia. Che dire… IH OH per lei!

DONKEY’S ISLAND
Enrico  – Pietro  – Pietro 

Un giorno, in Lombardia, in una fattoria scoppiò un incendio a causa di un fulmine che aveva colpito un rotolo di paglia.
Tutti gli animali iniziarono a disperdersi nel bosco, tranne un gruppo di asini che iniziò a ragliare svegliando il contadino Giovanni.
Vedendo il caos che c’era, Giovanni chiamò i soccorsi, che arrivarono in elicottero.
Dopo pochi minuti, giunsero con un carico d’acqua; lo rovesciarono spegnendo l’incendio.
Un asino, osservando le pale dell’elicottero, incuriosito, provò a fare lo stesso movimento con le orecchie.
Continuò a provare finchè un giorno si alzò in aria ragliando, mentre i suoi amici, notandolo iniziarono a fare come lui e, dopo un mese, riuscirono a volare.
Un asino che se la tirava troppo, per mettersi in mostra ,volò sopra la casetta del contadino.
Giovanni, vedendolo, si meravigliò e lo catturò con l‘inganno.
Lasciò una mela per terra, e quando l’asino quasi “atterrò” per mangiarla, il contadino sbucò da un cespuglio lanciando una resistente rete, con cui lo avvolse per metterlo in vendita ad un prezzo esagerato, sfruttando i suoi poteri o per metterlo in mostra facendolo esibire nelle piazze della città.
Il contadino obbligò l’asino a fare “numeri” buffi volando qua e là; se la povera bestia si fosse rifiutata, non avrebbe ricevuto cibo dal suo padrone.
L’asino, però, un giorno, era così stanco che non riuscì ad esibirsi, quindi il contadino mise in atto la punizione.
Intanto, gli altri asini, preoccupati per il loro amico che non vedevano da tempo, lo andarono a cercare tutti insieme. E, spiccato il volo, riuscirono a trovarlo presto in pietose condizioni: stanco, affamato e triste.
Infuriati, attaccarono il contadino e lo riempirono di calci con gli zoccoli. Afferrarono il loro amico e volarono via. Approdarono su un’isola che chiamarono Donkey’s Island. Lì finalmente riuscirono a vivere felici, liberi e contenti.

Commento dell’editore
Con il loro “Donkey’s island” questi giovani autori riabilitano le atmosfere della fiaba antica. Una situazione di calma iniziale viene stravolta da un fatto imprevedibile e straordinario. E poi a ruota: momenti di entusiasmo, spiacevoli tranelli, cattiverie umane, un piano salvifico e …. il lieto fine sulla classica, ma mai banale, isola deserta.

GLI ASINI VOLANTI
Tea  – Noemi 

Un giorno d’estate, una famiglia fece una gita in un agriturismo, non sapendo che invece era abbandonato.

Giunti all’agriturismo, trovarono solo sei asini magri e sporchi.
Oh, nooooo!!!!!!!, poveri asinelli!!!! – esclamò la figlia più piccola.
La famiglia si avvicinò per controllare come stessero e, superata l’iniziale tristezza, decisero di prendersi cura dell’agriturismo e degli asini.
Dopo un mese di ristrutturazione, pensarono di prendere anche altri animali per realizzare un vero agriturismo.
La bambina era felice e contenta dei risultati favolosi, ma c’era solo un problema: vicino alla loro abitazione viveva uno scienziato pazzo che amava fare esperimenti proprio sugli asini.
La famiglia, preoccupata, costruì una cupola di plastica per mettere al riparo gli asinelli.
Lo scienziato pazzo, una notte, si avvicinò all’agriturismo, per forare la cupola e diffondere una pozione che avrebbe permesso agli asini di volare grazie alle orecchie trasformate in pale di elicottero. Ma avrebbero volato solo di giovedì e di domenica.
Li voleva far volare solo in quei giorni perché la famiglia ritornava in città per accudire i nonni. Così lui poteva approfittare per fotografare gli asini che volavano beatamente e far poi vedere le foto ai padroni che sicuramente, secondo lui, spaventati da questo potere, li avrebbero abbandonati mentre lui sarebbe diventato il loro padrone.
Lo scienziato riuscì a mostrare le foto alla famiglia che non pensò neanche un attimo ad abbandonare gli asinelli, anzi erano felici di avere degli animali così particolari e andarono ad abbracciarli.
Il pazzo andò su tutte le furie, ma subito capì di essere uno sciocco e diventò buono.
La famiglia lo invitò a trasformarsi in veterinario degli animali della fattoria e con gran gioia vissero tutti felici e contenti.

Commento dell’editore
Una bella storia disseminata di dettagli fantasiosi ed originali. Solo per stuzzicare la curiosità dei lettori chiediamo: avete mai sentito parlare di un agriturismo di asini volanti? Un luogo così non può che avere uno scienziato pazzo nelle vicinanze…

I DIECI ASINI
Alisson  – Nerissa  -  Daria 

Un giorno, in Lombardia, c’era un contadino che possedeva una decina di asini.
Il contadino obbligava gli asini a lavorare e spesso li frustava perché non si muovevano.
Nel passato il contadino aveva perso la moglie e, per il dolore, era diventato spietato con tutti, anche con gli animali.
La mattina dopo gli asini si precipitarono al lago a bere per evitare il contadino.
Ad un certo punto iniziarono a volare come elicotteri impazziti e una polvere li avvolse e sembrava che erano dentro un uovo.
Dopo avere imparato a volare, atterrarono nella Pianura Padana e lì vennero accolti molto bene, in una casa, dove trovarono un posto valido per dormire.
Questi asini però non volendo di nuovo essere trattati male allora vollero andare in un posto dove potevano vivere liberi e diventare selvaggi. E così fu: alcuni mancarono ed altri nascevano, ma tutti loro ormai erano liberi ed era questo che contava.

Commento dell’editore
Una storia semplice e sensibile in cui ogni parola è scelta con cura da giovani ma esperte scrittrici. La crudeltà di un uomo che ha sofferto molto nella vita e un viaggio verso la libertà di dieci asini.

L’ASINA MIRTILLA
Marta  -Lavinia  – Alessia 

C’era una volta un’asina di nome Mirtilla. Viveva in provincia di Como, in Lombardia, insieme ad altri suoi amici asini.
Un giorno, tutti insieme, si misero in cammino in cerca di un nuovo posto tranquillo dove andare a stare.
Durante il viaggio, però, Mirtilla si stancò molto, perciò quando vide una fontana si fermò per bere. Gli altri però andarono avanti e così lei, rimasta sola, si perse nel bosco, inciampò in una radice e cadde in un fiume. Era fradicia e disperata e iniziò a ragliare, ma nessuno la sentiva. Mentre si dimenava per cercare di uscire dall’acqua, passò di lì una fata che agitò la bacchetta verso di lei e fece un incantesimo.
La piccola e povera Mirtilla iniziò a sentirsi più leggera, si guardò intorno e si accorse che stava volando! Allora ringraziò la fata, che le disse:-Sta’ attenta a quello che fai, un nano cattivo ti metterà nei guai! Dopodiché scomparve lasciando Mirtilla senza parole e alle prese con le prove di volo.
Dopo molti tentativi, quando si sentì sicura, l’asina partì alla ricerca dei suoi amici.
Passarono i giorni ma Mirtilla non trovava nessuno ed era davvero tanto triste. Ancora non sapeva che un evento ancora più sfortunato la stava aspettando!
Dopo qualche giorno di cammino, finalmente trovò gli altri asini, ma quando si avvicinò a loro, senza volere, gli trasmise il potere di volare. Da quel momento iniziarono i veri guai.
Dal basso, infatti, un piccolo uomo vide gli asini volanti ed esclamò :-Eccoli! Il capo ne sarà felice!. Era il nano Pagnotto, un essere tanto piccolo quanto malvagio che, avviandosi verso il suo quartier generale, si mise a canticchiare “Ho una barba lunga e arancione, ho i fianchi larghi e un gran pancione, ho in testa un verde cappello con in punta un campanello!.
Giunto a destinazione, il malefico nano parlò subito con il suo capo e gli disse:-Dopo vent’anni di ricerca, finalmente li abbiamo trovati! Il capo saltò di gioia e disse:Oh santo gnomo! Davvero? Non è che li hai sognati? Fammi strada! E, così dicendo, si fece seguire anche da tutto l’esercito di nani che faceva capo proprio a lui, Ponfo.
Camminarono per un po’ e quando avvistarono il gruppo di asini volanti il capo ordinò:-Le reti lanciate e le bestie catturate!
I nani allora partirono all’attacco, ma non riuscirono a cogliere di sorpresa gli asini che riuscirono a scappare… Tutti, tranne la povera Mirtilla che venne invece catturata. Il capo ,ancora una volta, saltò di gioia e si raccomandò con gli altri nani di trattare bene la prigioniera perché si trattava di un tesoro molto prezioso.
Pagnotto, che non aveva ascoltato nulla, strofinandosi le mani e leccandosi i baffi, disse:-Ora la mangiamo, vero? Per fortuna i suoi compari lo bloccarono appena in tempo.
Nel frattempo, nel bosco, la fata che aveva donato i poteri a Mirtilla, percependo il pericolo si mise in viaggio per andare a controllare la sua piccola amica, ma venne anche lei catturata e rinchiusa e dopo pochissimo tempo morì, perché non poteva sopravvivere lontana dal bosco.
I malvagi gnomi allora diedero una grande festa durante la quale Pagnotto si ubriacò liberando Mirtilla  per errore ed addormentandosi nella prigione.
La regina fata, vedendo che la sua allieva non tornava, si insospettì e insieme al suo esercito andò a cercarla.
Durante il cammino incrociò anche il gruppo di asini che cercava Mirtilla. Decisero quindi di unire le forze e insieme riuscirono a sconfiggere Ponfo.
Pagnotto, però, riuscì a scappare e uccise tutte le fate.
Per fortuna la fata che aveva donato i poteri a  Domitilla resuscitò e fu nominata regina del bosco.
Da allora, però, gli asini volano solo di notte, quando sono certi che il malefico Pagnotto non possa vederli.

Commento dell’editore
Una avventura in cui c’è veramente di tutto: pericoli, scoperte, gnomi malefici e fate gentili, un po’ di magia, un po’ di avventura e tanta, tanta suspense! E al centro una riuscitissima protagonista: l’audace e brillante asinella Mirtilla. Un racconto che vi terrà letteralmente con il fiato sospeso.
Da non perdere!

L’ISOLA DELLA LIBERTA’
Raffaella  -  Diego 

Tanto tempo fa, fra i monti della Lombardia, vi era una cittadina con un piccolo allevamento di asini.
Questi asini erano speciali perché la notte del sabato e della domenica potevano volare. Una notte, stufi e stanchi di essere obbligati a portare pesanti carichi, decisero di partire  verso un luogo libero e tranquillo.
Durante il viaggio gli asini incontrarono una volpe rossa di nome Jack che disse: -Come posso aiutarvi? Gli asini risposero:-Stiamo cercando un posto da cui ci potremo liberare finalmente dalla schiavitù. Jack, sentendo queste parole, rispose:- Io vi posso dirigere nel posto in cui volete andare. Quando arrivarono videro una piccola isola. Stupiti, chiesero a Jack delle spiegazioni e lei sussurrò:- Sta dormendo. Gli asini chiesero:-Chi? E la volpe rispose:-L’isola.
Gli asini sempre più meravigliati dissero:-Cosa? E la volpe rispose :-Sì, sì proprio così. Un’ asina, di nome Lia, disse:-Io conosco questo posto,  è l’isola della libertà. Lia, ci hai azzeccato.
Lia  atterrò battendo tre volte gli zoccoli.
Ad un certo punto l’isola iniziò a muoversi come scossa da un terremoto e iniziò a ingrandirsi come un fiore che sboccia:- Ora sì che è un’isola che ci può contenere tutti – esclamarono gli asini.
Qualche giorno dopo sentirono un anziano che, chino sul fiume, diceva:-Oh no!  Mi è scivolato il mio pentolone! Come farò a recuperarlo?
Gli asini, sentendo parlare, si incamminarono verso la voce e scoprirono che era un mago.
- Chi siete? Io sono il mago Ciobo.
Gli asini, felici di aver trovato un mago, dissero:- Abbiamo sentito che il pentolone è stato trascinato via dalla corrente del fiume…ti aiuteremo a riprenderlo!
Il mago ringraziò gli asini e disse loro: – Come posso ricambiare il vostro favore?
Gli asini risposero: – Ci piacerebbe che con la tua magia ci costruissi delle capanne in cui dormire.
Alla sera, il mago fece trovare loro delle comode e accoglienti capanne e preparò un banchetto con tanto cibo per festeggiare la loro amicizia. Fu invitata anche la volpe Jack che chiese al mago: – Che ne dici di far volare anche me?
-Sì, – rispose il mago – molto volentieri!
Da allora il mago, gli asini e la volpe Jack vissero felici e contenti tra un volo e l’altro.

Commento dell’editore
Un felicissimo sodalizio tra una volpe, un mago e un gruppo di asini volanti… ne volete sapere di più? Cosa aspettate a leggere questo racconto surreale in cui vi imbatterete in un’isola che dorme e al risveglio si allarga e “sboccia come un fiore”, una immagine poetica che non può non colpire profondamente.

UN MONDO IN SCATOLA
Anna  – Nina  – Diana  

Nel 1899 in un quartiere di Milano gli abitanti volevano costruire un orfanotrofio per gli orfanelli della città. Quindi il Sindaco ordinò a tutti gli stallieri della zona di portare gli asini in piazza per fargli trasportare il materiale che serviva per la costruzione del nuovo edificio. Per ogni asino lavoratore i proprietari avrebbero ricavato 25 lire al giorno. Il giorno degli stipendi gli asini erano nel recinto mentre i lavoratori erano in coda ad aspettare il pagamento. Di colpo gli asini iniziarono a ragliare, ma gli uomini erano troppo ansiosi di ricevere i  soldi e non ci fecero caso.
All’improvviso le orecchie degli asini iniziarono a girare come pale eoliche; pian piano i loro zoccoli si allontanarono da terra, fino a quando non spiccarono il volo. Gli asini erano sbigottiti, ma anche felici di essersi allontanati dalle grinfie degli uomini.
Nel frattempo Francesco, il figlio di Gregorio, un operaio che aveva lavorato per la costruzione dell’orfanotrofio, era scappato per cercare Debby, il suo asinello perché era il suo migliore  e unico amico. Camminò e camminò, vide colline e pianure, montagne e coltivazioni; finché non dovette attraversare un fiume. Si tolse gli stivali di cuoio e i calzini a righe, li prese in mano e si addentrò nelle fredde acque del fiume. Appena approdato sull’altra sponda del fiume , si guardò intorno e riconobbe un’erba curativa che aveva visto nel suo libro; la raccolse e se la mise nello zaino in caso di incidenti così si incamminò.
Intanto il gruppo di asini che voleva andare a Est stava per sorvolare il Mare Adriatico, ma Debby era troppo stanca per continuare, quindi, si fermò vicino a Trieste e da lì si incamminò con le proprie zampe verso Cremona; lì svenne dalla fatica. Dopo giorni e notti di cammino  anche Francesco arrivò a Cremona dove vivevano i suoi zii, sebbene tra loro non corresse buon sangue. E infatti quando Francesco bussò alla loro porta, questi gliela  chiusero in faccia. Così  Francesco tornò nel bosco, e, trovato un rifugio di cacciatori, cadde sfinito nelle braccia di Morfeo.
In piena notte Francesco si svegliò a causa di un raglio molto simile a quello di Debby. Accese una lanterna e si fece strada nel bosco, impaurito anche dal fruscio delle foglie.
Era quasi arrivato nel cuore del bosco quando le foglie iniziarono a muoversi; sentì un brivido lungo la schiena, voleva gridare, ma la voce non gli usciva, era come se fosse scomparsa e le gambe erano come paralizzate.
Vide un’ombra, un’ombra di animale …era Debby!!! Francesco da bianco di paura divenne rosso di vergogna per essersi spaventato della sua migliore amica.
Dopo tanto tempo, finalmente aveva ritrovato la sua amica; la accarezzò e la convinse a seguirlo. Arrivarono nel loro “rifugio”. Quella notte dormirono ammucchiati per il freddo; si alzarono così tra sbadigli e stiracchiamenti e si diressero verso il mercato dove avrebbero comprato il necessario per stare lì. Ciò che gli interessava di più erano i banchi in cui si vendevano i carri.  Il venditore di carretti era molto persuasivo quindi decisero di barattare con lui un bellissimo carro in cambio dell’erba medica rimasta nello zaino di Francesco. Il carro gli sarebbe servito per creare una piccola casetta trainata da Debby. Gli servivano inoltre dei legni per fare il tetto e due panchine dove dormire; ma gli mancavano coperte e cuscini per scaldarsi e stare più comodi. Allora cercò ancora al mercato e trovò un venditore egiziano con cui barattare il suo gilet in cambio di due coperte e due cuscini, dicendogli che il gilet era molto prezioso qui in Italia. Poi tornarono nel bosco e Francesco prese molti rami di pioppo, costruì un tetto a punta come copertura del carro e legò i legni con erbe resistenti trovate lì vicino. Poi, con i rami rimanenti li mise insieme e fece due panchine per dormire. Dopo tutto questo travaglio era arrivata sera e gli avventurieri si misero a dormire, provando il nuovo alloggio.
Il giorno seguente Francesco si alzò e andò a svegliare Debby, fiero di aver costruito un alloggio così comodo. Guardò nello zaino se c’era ancora qualcosa da barattare, per compare da mangiare, e trovò una busta con su scritto “Per te figliolo e per il tuo futuro”, firmato “Mamma”. Gli vennero le lacrime agli occhi ma subito gli scomparvero e la tristezza fu vinta dalla curiosità… La aprì. C’era la foto di Jules Verne con un asino accanto, con le orecchie a sventola come quelle di Debby; sotto c’era scritto “Il tuo bisnonno”. Di colpo Francesco volle girare il mondo con Debby  così come aveva raccontato il suo caro bisnonno ma questa volta .. su un carro volante trainato da un asino!!!
Partirono subito!
Oltrepassarono gli oceani, videro mari e isole, fotografarono barriere coralline e catene montuose. Videro cose straordinarie che in pochi avevano visto prima di loro. La vita era così bella lassù, passarono anni ed anni viaggiando, finché un giorno qualcosa iniziò ad andare storto.. Debby non stava bene, era spesso calda e a volte non riusciva neanche a stare in piedi. Guardando l’animale negli occhi si capiva il suo forte dolore, la cosa peggiore era vedere l’animale che soffriva senza poter fare niente. Francesco provò ad usare tutte le erbe medicinali di cui aveva letto nel suo libro che portava sempre con sè, ma nulla era servito. Francesco era in lacrime, e ogni volta che la guardava piangeva sempre di più. L’asina volante  iniziò a  fare strani versi, finché un brutto giorno esalò l’ultimo respiro. Francesco, vedendo il corpo senza vita di Debby, prese i suoi averi , il cadavere e scappò via.
Passarono molti anni, Francesco aveva deciso di andare a vivere sull’Isola del Giglio,  aveva una moglie e due figli. Nessuno era a conoscenza della vita precedente con Debby.
Ormai erano passati vent’anni dalla morte di Debby; Francesco non ricordava nulla, anzi lo immaginava come un brutto sogno. Un giorno Filippo, il figlio di Francesco, stava giocando sotto il letto quando trovò una scatola tutta impolverata. La aprì e vide delle foto straordinarie, immagini pazzesche con suo padre assieme ad un asino. Allora andò a chiedere al padre chi era quell’asino e dove erano ancora insieme. Francesco rispose con malavoglia e con un’espressione molto triste, nostalgica. Gli raccontò la storia del suo viaggio in giro per il mondo. Una mattina d’autunno Francesco si svegliò a causa del rumore del campanello. Andò ad aprire e trovò sulla soglia di casa una busta senza francobollo, ma con l’indirizzo sbavato.
L’aprì…c’era una foto un po’ sfocata che raffigurava un bambino, un uomo e, alle loro spalle, un edificio; la foto gli cadde dalle mani, divenne pallido ed ad un tratto si ricordò tutto…il bambino era lui, l’edificio alle loro spalle era l’orfanotrofio che due anni dopo venne demolito e quell’uomo alto e indifferente era il suo padre adottivo.
Passarono due mesi e Francesco continuava a pensare a quella lettera. Di colpo si ricordò del compleanno di suo figlio, quindi corse al mercato e gli comprò un asino.
Alla festa del figlio, appena il padre diede il regalo a Filippo gli chiese se poteva farci un giro con il carro-casa.
Lui rispose di sì, quindi spiccarono il volo; lì in cielo non sapevano cosa fare anche perché era quasi notte, allora gli venne l’idea di dirigersi verso l’orfanotrofio dove videro orfanelli tristi e soli.
Il padre, vedendoli soffrire come aveva sofferto lui, si ricordò quanto voleva scappare da qual posto, allora deviò per un’altra strada ed entrò dalla finestra.
I bambini erano sorpresi e, prima che Francesco potesse dire qualcosa, gli orfanelli si erano già fiondati nella casa – carro.
A quel punto partirono, visitarono l’universo e le sue galassie; videro satelliti e pianeti, persino gli anelli di Saturno; finché non divenne mattina e dovettero ritornare nelle loro stanze.
I bambini non erano tristi perché sapevano che l’asinello Beddy ogni sera sarebbe tornato per fargli rivivere un’esperienza unica.
Filippo non dimenticò mai il contenuto della scatola e il racconto di suo padre, infatti quando fu grande fece un museo con tutte le foto ed i racconti di suo padre.
Il museo si chiamava “Un mondo in scatola”.

Commento dell’editore
Un racconto di altissima letteratura che intreccia i modi del romanzo storico, del romanzo di formazione e di quello di avventura. La storia che narra la dolcissima amicizia tra il giovane Francesco e la sua asinella Debby ha tutte le carte in regola per poter diventare un classico!
Tre penne evidentemente molto esperte quelle delle autrici che conducono la vicenda come un romantico e nostalgico gioco di ricordi.