In quest’anno così pieno di ombre è stato importante custodire ciascuno la sua piccola luce, per fare luce al mondo.

E così è questo il nostro augurio: di custodire dentro di voi e fuori da voi, quando la incontrerete, la bambina di cui parla questa meravigliosa poesia inedita che Francesca Genti ha scritto ispirandosi a Walt Whitman, e che ci ha permesso di donarvi.

La Grande Fabbrica delle Parole

Poesia della bambina che esce, che usciva e che sempre uscirà 

C’era una bambina che usciva ogni giorno

e ogni cosa che vedeva in essa si accordava

ogni suono, ogni colore, ogni profumo

con lei si ammaestrava.

tramite lei divennero

parola il pane, e frutto pioggia e sole.

dentro di lei germogli

di abbagli e di musica. cadute, amarezze.

per giorni, ore, minuti, anni, eterno.

il vento che accompagna la danza della polvere, i campi strinati dall’autunno,

l’odore del mare immaginario,

la gigantesca tristezza a fine estate.

ogni canto, ogni aquilone, ogni preghiera,

tutto captava la bambina

con il suo piccolo radar di luna

piantato nel profondo del suo cuore.

sulla sua testa ghirlande di mirtilli,

aureole di ribes, piantine misteriose.

segnali intermittenti di saggezza,

segnali intermittenti di tristezza.

tutta la solitudine degli altri

nascosta in una buca in fondo all’osso

da lei scavata con un ramo e un cucchiaino.

le incomprensioni dentro la famiglia,

le lotte silenziose tra i fratelli,

ogni gelo, ogni distacco, ogni rinuncia,

l’invisibile separazione che il talento

disegna sul perimetro del corpo.

tutto era scritto, tutto era archiviato

da lei, dattilografa celeste.

la sterminata necessità di tenerezza,

l’orgoglio imprigionato nel mutismo,

e quelle incantevoli goccioline d’acqua

fatte cadere lentamente sulle mani

come dichiarazione di eterna devozione.

tutto questo era fotografato

dall’occhio inquieto che tutto vede

della bambina all’apparenza così anonima.

i balli, i canti, i battiti di ciglia

degli occhi timidi di chi l’aveva adorata.

ogni movimento per avvicinarsi al cuore

dalla bambina era sentito

in forma di dolore.

un gigante che pianta un chiodo nel costato.

la città, la lotta, la violenza,

il desiderio di giustizia e di equità

mischiato in modo strano alla ferocia,  l’odore del sangue, l’odore del sesso,

balli tribali, argento, fuoco

e un sonno profondo di animale.

di tutto questo la bambina conosceva

l’astuzia e il segreto per farne un canto.

le luci, i viaggi, il turbinare,

il miele e l’inganno della gloria,

quel puntino profondo di tristezza,

più blu di qualsiasi montagna.

questo la bambina aveva conosciuto

con il freddo che le ossa si portavano

quando negli anni aveva attraversato

mari, rovine, continenti.

l’ago pungente della delusione,

le mani fredde sotto le coperte,

il metallo prezioso della rivincita,

li aveva indossati come abiti,

questa bambina. a ogni età

aveva indossato i campanelli

e ubbidiente si era esibita

per dare lustro e il meglio di se stessa.  per giorni, ore, minuti, anni, eterno.

fino alla fine delle costellazioni.

tutto questo aveva incontrato la bambina  fino alla fine delle costellazioni.

tutto questo aveva imparato a dominare fino alla fine delle costellazioni.

questa bambina,

questa bambina bellissima,

questa bambina bellissima che usciva ogni giorno, che esce ogni giorno e che sempre uscirà.

 

Poesia della bambina che esce, che usciva e che sempre uscirà