Sono nata nella provincia del nordest italiano nel 1981, da due anni vivo a Milano e lavoro, con diverse mansioni, in ambito editoriale.

Dopo un master alla Fondazione Mondadori, mi barcameno nella precarietà di quest’ambito nella città dove questo settore più si è sviluppato nel Novecento.

Faccio questo laboratorio de La Grande Fabbrica delle Parole perché è quello che avrei voluto fare da bambina, e che non esisteva – avevo una splendida maestra illuminata, che ci faceva inventare le fiabe secondo i dettami della Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, ma gli stimoli che vedo qui non li avevamo.

Vedendo oggi come i bambini parlano, ridono, reagiscono a questi stimoli, il mio difficoltoso percorso professionale acquista un senso: fare libri, divulgarli, renderli accessibili a tutti, non ha uno scopo soltanto culturale, ma anche sociale. E se i libri li fanno i bambini, questi ultimi si sentono ancora di più coinvolti. Basti pensare a tutti quei bambini che durante il laboratorio scrivono in preda alla grafomania, e che magari nella vita di tutti i giorni fanno più fatica a comunicare perché hanno l’italiano come seconda lingua o per altre motivazioni.